A costo di essere ripetitivo
Alla fine sono uscito con la nuova tipa anche sabato pomeriggio, e dovrebbe essere una buona cosa, solo che sono fatto male. Mi spiego: spesso i primi tempi nei quali inizio a frequentare una persona dell'altro sesso entro in un vortice di strane sensazioni: l'attesa che qualcosa si sviluppi diventa un motivo di stress a volte pauroso.
Domande come: "Chissà cosa pensa", "Magari le sto sulle palle se la chiamo un giorno si e uno no", "Magari le sto sulle palle se non la sento un giorno si e uno no" e via dicendo iniziano a girarmi in testa a frequenza variabile. Si unisca a questo il fatto che non esiste più l'alibi "Ancora non ho combinato niente con lei perciò non ho nulla da perdere", perchè, cazzo [!!], non è più proprio vero.
Per come la vedo io ho passato del tempo in discreta, se non buona, sintonia con lei. Però mi sento ancora chiuso a riccio e passo un po' di tempo nell'attesa che, dopo un po', sia lei a fare qualcosa. Se non lo fa, come ora, il mio cervello schizza e - unitamente all'enormità delle cose che ho da fare in ufficio - la mia parte pensante va in quello che in informatica potremmo chiamare Buffer overflow.
Insomma, la mia mente non riesce più a gestire in maniera controllata e razionalizzata le informazioni che mi arrivano dall'esterno. In pratica perdo concentrazione su tutto, ma proprio tutto quello che dovrei portare in qualche modo a termine.
Odio l'attesa, ma credo sia nel mio DNA. Per non aver saputo aspettare ho sputtanato una quantità discreta di situazioni favorevoli, vorrei non fosse così stavolta.
Quindi mi fermo sull'argine del fiume e apsetto il cadavere del mio nemico.
